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Parlare di stipsi può sembrare secondario, ma non lo è.

Data: 3 giugno 2026

Curare il dolore è uno degli obiettivi più importanti della medicina, soprattutto nelle persone anziane. Tra sintomi e patologie anche complesse, parlare di stipsi può sembrare secondario, ma non lo è. È parte integrante del benessere inteso come qualità di vita.

Nell’anziano, l’intestino è già più vulnerabile: il metabolismo cambia, l’attività fisica si riduce, spesso si assumono più farmaci contemporaneamente. Anche l’utilizzo degli oppioidi, spesso indispensabili per il controllo del dolore moderato-severo, può però determinare un effetto collaterale tanto comune quanto sottovalutato: la stipsi da oppioidi che può rallentare ulteriormente la motilità intestinale, rendendo difficoltoso anche un gesto naturale come andare in bagno. Se da un lato, infatti, questi farmaci sono una risorsa preziosa, capace di restituire sollievo, sonno e una quotidianità più serena, dall’altro possono far emergere un disagio silenzioso, che incide profondamente sul benessere generale.

La stipsi da oppioidi - OIC, secondo l’acronimo inglese - che consiste in una difficoltosa o infrequente evacuazione con sensazione di incompleto svuotamento intestinale, infatti, è uno degli effetti collaterali più frequenti (secondo i dati prodotti dalla letteratura, circa 8 pazienti su 10 in terapia con oppiacei a lungo termine sviluppano stipsi) e meno raccontati. Non è un semplice “disturbo intestinale”, ma una condizione reale, persistente, che può trasformare un trattamento efficace in una fonte di ulteriore sofferenza. A differenza della stipsi funzionale, maggiormente conosciuta come stitichezza, non tende a risolversi spontaneamente e può manifestarsi fin dalle prime fasi del trattamento analgesico compromettendo l’aderenza terapeutica Molti pazienti, infatti, tendono a ridurre o sospendere autonomamente il trattamento per evitare il disagio intestinale, con conseguente peggioramento del dolore e aumento del rischio di ospedalizzazione.

Per questo motivo, è fondamentale riconoscere precocemente il problema e adottare strategie di prevenzione e trattamento efficaci con un approccio mirato e personalizzato. Le misure generali, come una dieta ricca di fibre, adeguata idratazione e attività fisica, sono spesso utili ma raramente sufficienti da sole.

I lassativi tradizionali spesso risultano inefficaci nella OIC poiché farmaci “sintomatici” che non agiscono sulla causa specifica, cioè sul legame degli oppioidi ai recettori intestinali.

Negli ultimi anni, tuttavia, sono state sviluppate terapie innovative in grado di contrastare in modo diretto e mirato l’azione degli oppioidi a livello intestinale, senza interferire con l’effetto analgesico centrale. Questi nuovi farmaci sono chiamati con la sigla inglese PAMORA (Peripherally Acting Opioid Receptor Antagonists): legandosi loro stessi ai recettori intestinali, impediscono agli oppioidi di fare lo stesso e dunque di interferire con la funzionalità dell’intestino.

Questi trattamenti rappresentano oggi un’opzione fondamentale, soprattutto nei pazienti anziani fragili. L’uso di molecole specifiche permette, infatti, di evitare la riduzione delle dosi o la necessità di interrompere formulazioni a base di oppioidi, garantendo una continuità del beneficio clinico e un miglioramento della qualità della vita.

Nel caso di insorgenza o peggioramento della stipsi durante il trattamento con oppioidi, è importante rivolgersi con fiducia e senza vergogna al medico di riferimento, evitando di ricorrere a soluzioni fai-da-te e di sospendere o modificare i dosaggi della terapia in corso. La consapevolezza della correlazione tra utilizzo di farmaci oppioidi e stitichezza può facilitare l’apertura di un dialogo su una problematica medica che spesso crea disagio ed imbarazzo ma che nell’ambito della relazione di cura dovrebbe trovare accoglienza e condivisione nell’ottica della individuazione delle strategie più efficaci per la sua risoluzione.

Affrontare la stipsi da oppioidi significa andare oltre il sintomo, ponendo al centro la persona nella sua globalità. Una corretta gestione della OIC, grazie anche ad una stretta collaborazione tra medici, infermieri e caregiver, consente non solo di migliorare il comfort intestinale, ma anche di garantire un controllo ottimale del dolore, elemento chiave per preservare autonomia e dignità nella popolazione anziana. Investire nella consapevolezza su questo tema significa migliorare concretamente l’assistenza agli anziani. Significa non accontentarsi di “curare il dolore”, ma scegliere di prendersi cura davvero della persona. Con attenzione, competenza e umanità.

Perché ogni terapia efficace dovrebbe avere un solo obiettivo: far stare meglio, in tutto.

 

 

 

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