Che cosa significa davvero invecchiare bene? È una domanda che oggi ci si pone sempre più spesso e non possiamo più rimandare. Viviamo più a lungo, la medicina ha fatto passi da gigante e molte malattie che un tempo avevano un decorso rapido possono oggi essere gestite per anni. Ma vivere più a lungo non significa necessariamente vivere meglio.
Proprio su questa riflessione si è concentrato il 10° Congresso nazionale di Fondazione Onda ETS, dedicato alla crescita delle cronicità in un mondo che invecchia e alle differenze di genere.
La cronicità è infatti una delle grandi sfide della nostra società. Diabete, malattie cardiovascolari, BPCO, tumori, patologie neurodegenerative: sono condizioni che possono accompagnare una persona per molti anni e che, soprattutto con l'avanzare dell'età, possono presentarsi contemporaneamente. Quando le malattie diventano più di una, però, non basta sommare visite, terapie e prescrizioni serve guardare alla persona nel suo insieme. Perché una persona non è la sua diagnosi: è la sua storia, le sue abitudini, le relazioni, le autonomie, le paure e i desideri. Prendersene cura significa tenere insieme tutti questi aspetti.
È questo quindi uno dei cambiamenti più importanti nel modo di guardare alla cronicità: passare dalla semplice cura della malattia alla cura della persona, con percorsi sempre più personalizzati e capaci di accompagnarla nel tempo.
Anche il genere può fare la differenza. Donne e uomini possono avere fattori di rischio, manifestazioni delle malattie e bisogni assistenziali differenti. Conoscere queste differenze significa poter progettare una prevenzione e un'assistenza più appropriate. La medicina di genere, quindi, non è un tema separato dalla cronicità, ma uno strumento per comprendere meglio le persone e rispondere ai loro bisogni.
Ma c'è un altro aspetto interessante emerso in occasione del Congresso: la prevenzione dell'invecchiamento si gioca molto prima di diventare anziani.
Un'indagine condotta da Elma Research per Fondazione Onda ETS su un campione di 1.000 persone tra Boomer e Millennial (640 Boomer tra i 65 e i 75 anni e 360 Millennial tra i 30 e i 45 anni), mostra che l'80% dei Millennial intervistati ritiene che le basi per un buon invecchiamento debbano essere poste già entro i 40 anni. La consapevolezza, però, non sempre si traduce in comportamenti concreti. Tra gli ostacoli più citati ci sono la mancanza di tempo, i costi e lo stress mentale.
È un dato che ci invita a cambiare prospettiva. Prevenire non significa aspettare che compaia un problema per fare un controllo. Significa costruire, giorno dopo giorno, le condizioni per arrivare all'età anziana nelle migliori condizioni possibili: attraverso l'alimentazione, il movimento, il sonno, gli screening, la cura della salute mentale e delle relazioni.
E quando la fragilità arriva? Anche allora la qualità della vita resta un obiettivo fondamentale.
È qui che il tema della cronicità incontra molto da vicino quello dell'assistenza agli anziani. Quando l'autonomia diminuisce e aumentano i bisogni di cura, entrano in gioco non solo medici e professionisti sanitari, ma anche famiglie, caregiver e strutture residenziali.
Una RSA, infatti, non è soltanto il luogo in cui vengono gestite delle patologie. È soprattutto un luogo in cui le persone continuano a vivere. Continuano ad avere abitudini, relazioni, preferenze, emozioni e desideri e la qualità dell'assistenza passa anche dalla capacità di preservare, per quanto possibile, autonomia, dignità, socialità e benessere.
Proprio questo è il punto di incontro più significativo tra il tema della cronicità e il Bollino RosaArgento: mettere la persona al centro, anche quando la salute cambia e la fragilità aumenta.
Perché la longevità è una conquista straordinaria, ma il vero obiettivo non può essere semplicemente aggiungere anni alla vita: è fare in modo che quegli anni siano il più possibile pieni di vita.
Significa poter continuare a sentirsi parte di una famiglia, di una comunità, di un mondo di relazioni. Significa essere ascoltati, poter scegliere, mantenere le proprie abitudini e, quando possibile, continuare a essere protagonisti della propria quotidianità.
Invecchiare bene, quindi, non significa necessariamente invecchiare senza malattie. Significa poter vivere con la migliore qualità di vita possibile, anche quando la salute cambia.
Ed è una sfida che riguarda tutti: chi è già anziano, chi si prende cura di un genitore, chi lavora nell'assistenza e anche chi oggi ha 40 anni e sta, magari senza rendersene conto, costruendo il proprio futuro.